ecco le poesie partecipanti al Certamen 2004, in ordine di presentazione:
(cliccare sull'icona a sinistra per i premiati)


                                                                                                        POESIA N. 1

             ACQUA DI LUNA

      Acqua di luna dimenticata.
      Cos'hai lasciato nel mio silenzio
      che ti avvolge come una coperta.
      L'oggi si dissolve in mani di luce.

      Si dissolvono i miei sogni
      nelle tue braccia dolcissime.

      I miei capelli intrecciati di sospiri.

      Chi sei tu che mi dipingi il cuore
      coi colori chiari della tenerezza.

      Chi sei tu che sai guardare il cielo
      e aprire le tue ali nel tramonto.

      (Vola con me in questa notte viva.
      Raggiungimi come una cometa.)

                                                      MARIANGELA MARTUCCIA


                                                                                                         POESIA n. 2

                                 II°   PREMIO

        AI MIEI FIGLI

      Se un giorno parlerete, per caso,
      di una donna che tentò di saltare
      voragini alte su baratri fondi,
      che vinse battaglie contro il nulla…
      - Sfidai le delusioni! -
      Scordate la mia lotta quotidiana,
      la corsa già perduta contro il tempo,
      non ricordate questa mia stanchezza,
      occhiaie scure, rughe sulla fronte.
      - Ricoprii lo specchio! -
      Ricordatemi mamma, coi miei figli,
      frutti della mia vita appesi al seno,
      ogni gioia, ogni dolore, incisi,
      giorno e notte ancorati al mio cuore.
      - Tornai bimba con loro! -
      Come una gatta ho fatto le fusa,
      desiderosa di qualche carezza,
      la tenerezza mi è stata negata,
      ma nessuno può uccidere i sogni.
      Il mio accento, nel coro stonato,
      sì è alzato, più alto, più forte,
      e in poesie dai mille bagliori,
      ho svelato del cosmo l'incanto.
      - Vidi sbocciare fiori! -
      Farfalla dai cento colori io volo,
      assalgo sola il turbine dei venti,
      mi scopro felice ogni volta che
      torna tenue fra i glicini il viola.
      - Colorai le parole! -
      In versi di poesie senza valore
      c'è un universo tutto da scoprire,
      ogni stagione dona le sue gemme,
      se sai sperare e credere ad amore!

                                                                 PIERA ALLOATTI


                                                                                                         POESIA n. 3

            BUIO

      Il sole è già alto
      ma nei tuoi occhi regna ancora
      il buio della notte.
      Tu hai solo mani per guardare il mondo,
      eppure sai che il cielo è azzurro.
      Anche tu, fanciullo,
      hai corso a perdifiato tra le nuvole
      e felice hai amato i colori della terra.

      Ora è tutto fermo lì,
      alla stazione della tua malinconia.

      Talvolta, quando nell'aria c'è odore di neve,
      le tue palpebre socchiuse fremono impazzite
      forse a ricordare quell'ultimo inverno,
      quell'ultimo sguardo sul mondo.

      Ora i prati sono immenso buio
      ma puoi sentire la rugiada inumidirti i piedi,
      i fiori non hanno più colore
      ma profumano ancora.
      Sei diventato abile a comprendere
      le parole del vento
      e sai sempre quando porta
      il sole o la tempesta.

      Spesso però, nelle giornate uggiose,
      ti vedo ad ascoltare
      il ticchettìo della pioggia al davanzale
      e il tuo sguardo, sempre fisso nel vuoto,
      pare cercare la pace, un bagliore di luce
      che d'improvviso venga ad illuminare
      il tuo buio.

                                                                  MONICA BRESCIANO


                                                                                                         POESIA n. 4

        BUON COMPLEANNO ARCOBALENO…

      Buon compleanno, arcobaleno,
      oggi ti celebro…
         e celebrarti è degli Dei come dei sognatori,
      come un corteo che sventoli stendardi al vento,
      come l'oro all'ocra del Morgana…
      Ogni vita che giaccia in un corpo pensante,
      ogni legione di visi che hanno labbra per sorridere,
      occhi per addolcire, mani per accarezzare,
      tutti all'unisono per celebrarti si abbandonano a quest'encomio…
      Figlio dell'arte, del naturale adagio di tempere e pastelli sul celeste,
      danzando al feretro della pioggia esisti,
      per noi che crediamo nell'alchimia dell'incantesimo,
      per te che ci fai esitare, dimenticare il piovano ristagno,
      sussurrare in silenzio il celarsi del tuo passaggio…
      Buon compleanno, arcobaleno…
      Oggi la tua dimora è l'ovunque…
      con la martora a riposo, oltre il cornicione…
      con l'agnellino claudicante, al seno stanco della madre partoriente…
      in braccio a quell'uomo che la natura ha reso cieco,
      morente, ma non dimentico della reggia a cui ha immolato il perdono…
      Non t'importa che il Paradiso si sfaldi, o che la cicogna dispensi i tuoi segreti…
      ora la frontiera abbraccia le creste e i promontori, l'oltremare,
      del firmamento lo zaffiro e della valle la penombra,
      e un bimbo t'insegue col dito, ignaro del padre che lo imbraccia sereno…
      Chi del tuo percorso ne conosce a memoria il tragitto
      non sente affanno nello scrutarti sfuggire all'immobilità dell'apparire,
      sa che oggi è la grammatica ad apprendere i tuoi versi, la matematica i tuoi logaritmi,
      che puoi parlare di fede alla scienza e di odio al crepuscolo,
      ma ugualmente perdonami,
      perché del tuo orizzonte ne seguo solamente una parte,
      perché rifuggo dall'invidia cercando l'immedesimazione,
      perché vivi in quel momento e lo insegui,
      e per questo a te, arcobaleno,
      buon compleanno…

                                                                 CLAUDIO MECUELE


                                                                                                         POESIA  n. 5             

         CANTO

                          Canto un inno alla gioia,
                           canto un inno alla vita.
                      Canto a Dio che mi ha esaudita.
                    Canto alla Divin Madre e ai Santi
                      che hanno per me intermediato.
                   Canto agli angeli azzurri e bianchi
                              che con professionalità
                              si sono a me prodigati.
                    Canto con chi mi ha voluto bene,
                              mi ha dato una mano.
                          Canto con chi ha pregato
                              e mi è stato accanto.
                           Canto a chi mi ha dato
                         un sorriso e mi ha amata.
                        Canto perché sono rinata!
                               E mi sento beata!

                                                                          CATERINA PRATO


                                                                                                         POESIA n. 6

      COLAZIONE
      a C.

      Sul tavolo trasparente di cristallo
      un cesto di vimini ho posato
      tra un raggio di luce grigio delicato
      e l'aria spessa ed umida del sonno.

      Due tovaglie di fiandra bianca ricamata
      due piattini di ceramica fine decorati
      e le grandi tazze avite rosse di svolazzi.

      D'argento brillante due cucchiaini lucidati
      un vasetto torbido di miele d'acacia cristallizzato
      e d'arance di Sicilia l'occorrente per due spremute.

      Due artigianali cannoli di vellutata crema riscaldati
      minuscoli pasticcini su un vassoietto allineati
      e di piccoli centrini una festosa inamidata abbondanza.

      D'esotico aroma la nera farina di scelti chicchi miscelati
      di giornata il latte grasso nel vetro spesso raffreddato
      e un luccicante sifone per ben gonfiare la bianca schiuma.

      Un libro di versi tristi dagli accenti appassionati
      un disco di Beethoven con un ritmo misurato
      ed un fitto mazzo di piccole delicate margherite.

      Dal tavolo trasparente di cristallo
      il telefono importuno hai sollevato
      tra un sorso distratto ed indifferente
      ed il mio sguardo triste e lucido di disincanto.

                                                                          FEDERICO FERRERO


                                                                                                         POESIA  n. 7

        COME UN AQUILONE

      Il mio cuore leggero volteggia sospeso nell'aria,

                legato alla terra da un filo invisibile.

      Così è anche il sentimento che mi tiene stretto a te.

         Libero di amare e di volare come un aquilone,

                      nell'azzurro infinito del cielo.


                                                                      LORENZO TOMATIS


                                                                                                         POESIA  n. 8

        GIU' IL SIPARIO!

      E' qui, in questo teatro senza scena,
      che si consuma l'ultimo atto di questo dramma in un atto solo!
      Un solo atto un solo attore,
      protagonista e antagonista di se stesso
      che solo sa di doverti amare e che,
      antagonista di se stesso,
      con la mente sa che amarti non dovrebbe
      che rifuggerti è la cosa giusta, già giusta…
      ma duellante assai più forte, assai più abile è il cuore,
      priva di ardore battagliero è la mente,
      sconfitta prima ancora che la tenzone abbia inizio.
      Teatro è la vita e l'unico atto è la vita stessa
      Che vissuta in te è prima donna in scena aperta,
      ma che senza te…
      che cali giù il sipario!

                                                                       PASQUALINO LATELLA


                                                                                                         POESIA  n. 9

        GUERRA (SECOLI DI FOLLIA)

      I morti sono racchiusi
      tutti dentro l'anima,
      accomunati da un rauco grido
      che intreccia ricordi e lacrime
      come fossero un unico orizzonte.

      Il tempo incerto
      che segna l'orologio
      ha ricami di sangue,
      nella solitudine del perdono,
      nel dolore dei volti
      premuti contro i reticolati.

      Restano dentro gli occhi
      le immagini delle fanciulle stuprate,
      dei bimbi condannati
      a non diventare uomini.

      Gli eroi risalgono
      dai sepolcri violati
      e altissima cade dal cielo
      la pioggia intrisa di morte,
      le ombre del passato
      hanno il sogghigno amaro
      della fratellanza violata.

      La verità siamo noi
      ripetevano gli assassini,
      folli usurpatori di libertà.

      Il silenzio
      è la pietà dei giusti.

                                                                          CLAUDIO BELLINI


                                                                                                        POESIA  n. 10

        I SALICI SOLO PIANGONO ALL'ALBA

      I salici solo piangono all'alba, quando nessuno li vede,
      e ancora non sai se, da est, il sole scavalca il tuo muro.

      Nel granturco l'acqua ristagna che i trattori, al buio,
      han lanciato alle chiuse e nei fossi e l'han tolta alla terra.
      I fossi son gole profonde ove i vecchi han dato di falce e di vanga.
      Nell'ombra più folta han visto la verde nutrice gonfiarsi
      e, feroce, colpire l'incauto fanciullo che ne ha teso il collare.

      Un cenno di mano, da sempre, è il nostro saluto
      ché il fiato e la forza li diamo alle zolle
      e il nome, nel sudore, non conta.
      Ha brividi anche il motore, fra gli argentei spruzzi, e sudore d'olio pesante
      ma, inesausto e rombante, saccheggia il gelido pozzo
      ove candida luna mai giace e lo perde lontano.
      La voce (una sola) bassa la diamo ai guardiani dalle nari sagaci.
      Col pelo, d'estate men folto, ci annusan le mani
      e, al trotto, lavoran di coda se andiamo per campi.
      Ci tengon da conto, come fossimo figli,
      e, ansando, rifiutan la corsa per starci più accanto.

      Tra i salici all'alba, quando nessuno ci vede,
      spendiamo parole (con le labbra e con gli occhi) e promesse d'amore.

      Acquattàti, sospiri lievi di Rex e di Fama fan carezze sul cuore.

      Passasse lungo il soffice ciglio, anche faremmo salva la vita alla scaltra Renard
      che fra i bracci segreti scompare del Maira,
      nell'arsura più mite.

      Quando nessuno lo vede, da est, languido un sole scavalca in foglia la vergine vite

      E son fiotti d'aurora silenti sull'aia che, libera, indora.

                                                                                 GIOVANNI GALLI


                                                                                                        POESIA  n. 11

        L'AMORE PERDUTO

      Guardaci da lassù, fraterno Amico,
      guarda che siamo in basso, e dacci un pò di luce.
      Ascolta la mia preghiera e quel che dico
      perchè la gola è stretta, e non ho voce.

      L'Amore che regnava s'è perduto
      perchè non ha dimora sulla terra,
      guarda con occhi tristi quello ch'è accaduto,
      prova tante strade, ma trova solo guerra. 

      Dov'è, si chiede, quella fratellanza,
      che andiamo predicando da millenni?
      Perchè, ripete, gli occhi non han più speranza
      e i cuori son ricolmi sol d'affanni? 

      E mentre disperato guarda il cielo
      s'accorge di quanto il mondo è trasformato,
      china il suo capo e agli occhi viene un velo
      di gran dolore per l'uomo ch'è impazzito. 

      Poi come me ripete a Dio: " O Tu che sei la Luce,
      illumina la strada a chi decide.
      Parla con chi ci guida, insegnaci la pace
      ormai quaggiù nessuno più sorride...". 

      Unisce poi le mani, e dice : " Fà che sia finita ";
      giunge nel suo vagar ad una strada stretta,
      guarda, e s'incammina verso una salita,
      ma spaventato, invoca ancora il cielo, siede e aspetta...

                                                                       GRAZIELLA TAFFURI TINTI


                                                                                                        POESIA  n. 12

        LA PACE CI ATTENDE

      Stiamo cercando di abbracciare
      questo cielo infranto
      uomini persi, noi,
      nei cristalli dei nostri occhi.
      Ricchi di gocce di infinito,
      abbandonati nel buio inconscio
      smarriti nei nostri labirinti.
      Ma forse una luce rimane
      fra le nostre pagine perplesse,
      sbadiglianti di logori bagliori di pace.
      E' al passaggio di un bambino
      che si rasserena il cuore.
      E' al movimento ondulato
      di ogni nuova primavera
      che si consola il vento,
      sorretto nella impalpabile sera
      tra il bisbiglio del mare inquieto
      e la fermezza di queste montagne.
      E la pace è là, solitaria e triste
      vegliarda ed inerme
      come un'anziana ansimante,
      ad una passo dalle nostre conquiste,
      ad aspettarci fiera dei propri anni
      ed inconsolabile dei propri rimorsi.

                                                                             SIMONA BELLONE


                                                                                                        POESIA  n. 13

        LETTERA AD UNA BAMBINA SOLA

      Ti odiamo, bambina, per la rabbia che hai.
      La rabbia repressa e la fame di sempre,
      i tuoi dieci anni, vissuti per niente.
      Ti odiamo, bambina, sei troppo ribelle.

      Rinneghi il passato e percosse subìte.
      Non hai un futuro, è uguale al presente:        
      è rabbia, il presente, la rabbia di ieri.
      Bambina ribelle, ribelle da sempre.

      Io venni a trovarti, a veder la tua terra:
      ricordo quei campi al tramonto d'estate,        
      si sente nell'aria profumo di  grano,
      di erba tagliata, di fieno che secca.
       
      Andammo per mano a vedere i dintorni.
      Dicesti il tuo mondo e la vita di sempre,
      la rabbia che hai dentro, senza altri domani.
      Bambina ribelle, ho guardato i tuoi occhi.

      In fondo ti stimo, bambina ribelle,
      riuscendo a lottare tu sola da sempre.
      Ribelle tu sei, non sappiamo capirti.
      Ribelle per noi, ormai troppo borghesi.

      Intanto continua la solita vita:
      per te con la fame, per noi con la rabbia.
      La rabbia di sempre che sfugge al pensiero:
      il tempo che passa, e la rabbia rimane.

      Ti vorrei come figlia, bambina ribelle.
      Come figlia per sempre, e imparare da te.
      Rimani ribelle, bambina, ti prego:
      non dirlo a nessuno, sii sempre ribelle.

                                                                          SERGIO MOSSINO


                                                                                                        POESIA  n.  14

                                III°  PREMIO

        L'URLO

      Gridano i giovani
      parole ad effetto
      per le strade, ovunque,
      nelle scuole
      più che la gioia
      il loro grido
      somiglia a un pianto.
      Gridano forte ogni cosa
      i loro suoni
      sono rumori assordanti
      che rimbomban nel petto
      gridano il sesso di rabbia
      per non saper cosa vuol dire amore.
      Gridano contro le guerre
      dei grandi
      per coprir l'amarezza
      delle liti in famiglia
      contro il maestro
      che parla da solo
      contro il mondo
      creato dagli altri
      che non sanno spiegare
      a cosa serve star qui
      sulla Terra aspettando la morte.
      Se un Dio c'è
      è di un'altra generazione.
      Gridano i giovani
      per coprir col rumore
      la paura di poter sentire
      dentro
      l'angoscia del vuoto.

                                                                    CRISTINA MANTISI


                                                                                                        POESIA  n. 15

        MIA AMATA PRIMAVERA

      Ora che ti ho perduta, so che non ti potrò più riavere,
      so anche che quando ti avevo, troppo poco ti ho amata,
      crescendo infine, ti lasciai andare, senza capire, senza vedere,
      che se te ne andavi a me, mai più saresti ritornata.

      Quando per me era primavera, da essa assai poco ho avuto,
      perché non potei avere le carezze di chi mi ha generato,
      perché rimasto orfano, molto faticai, eppure son cresciuto,
      così imparai ad amare chi d'amor sincero mi ha ricambiato.

      Dopo di te venne l'estate, da esso ho avuto tante cose,
      mi son fatto una famiglia con chi mi ha voluto tanto bene,
      ora dopo tanti anni so che tra le spine ci son pure le rose,
      dopo l'estate venne l'autunno, eppure ancor ci vogliamo tanto bene.

      Domando a te primavera ormai lontana, se me lo vorrai dire,
      quanti saranno i fiori sbocciati? prima che venga la mia sera,
      vorrei dare un nome ai colori ed ai profumi che posso sentire,
      ED ELENCANDO MANE E SERA SAPERE IL NUMERO DEI FIORI
                                                                                                 a primavera.

      Se riuscirò ad elencare i fiori coi colori, ti sarò vicino
      forse riuscirò capire quanto meravigliosa e grande è la natura
      mi piacerebbe sapere il numero dei petali danzanti nel vento maggiolino,
      con tinte color pastello, scese dal tuo magico pennello o primavera.

      Ora che è inverno non posso implorarti per farti capire,
      che quando mi accompagnavi, tenendomi per la mia rude mano,
      io di te quasi non mi sono accorto, perché avevo troppo da scoprire,
      ora implorando vorrei dirti torna, ma ormai sei troppo lontana.

                                                                  MICHELE MARGARIA


                                                                                                        POESIA  n. 16

        PAMPARATO

                             Pensarti è una gioia infinita

                              arroccato sulle alture, un tempo inespugnabile

                              ma ora docile nel mostrarti all'occhio straniero.

                              poggi i piedi nel torrente e la testa tra i pini,

                              antiche le tue radici, qua e la muti testimoni di pietra

                              ricordano al presente il tuo passato.

                              a tutti concedi il passo sulle tue

                              tortuose e ripide strade,

                              ora e per sempre.

       

                                                   VITTORIO BONGIOVANNI


                                                                                                        POESIA  n. 17

        PARE DIMINUIRE IL CRESCENDO

      Turbinosi mazzuoli sui timpani…
         un lampo violento!
      E - in crescendo - il vento
      su fogliame perduto
      squarcia il mio battello
      che lascia tracce di linfa e corteccia.

                    Voce abbattuta di contrabbasso
                    gemito di violoncello
                    Paziente indifferenza del Tutto
                      nella disarmonia d'un fremito.

      Poi pare il crescendo allentarsi
      mutando - in tiepidi accordi -
      tramontane in brezze:
                    e il fosso svela la pinna
                    e rotola da un becco una goccia
                    nell'eco metallica del triangolo.

      Pare il crescendo arenarsi
      alla rocca abbrunata del bosco
                    Torrentelli s'abbeverano
                    scrosciando al pizzico d'arpe

      Sgocciolare
                    di note bianco-nere dal pianoforte.

      D'arcobaleno - sui miei occhi - colorate bende
      vacillano

      roteando
                    il rostro d'un falco nel tramonto rosso.

      Borbotta una gronda.

      Sullo stagno    armonie puntiformi     piatte.

                                                                  GIOVANNI BOTTARO


                                                                                                        POESIA  n. 18

                             I°   PREMIO

       

      Sera di settembre nella cucina…

      …salutare perché il profumo delle castagne sul fuoco riscalda il cuore,

      …fumosa perché la legna nel camino è sempre scoppiettante,

      …allegra per le risa dei ragazzi in attesa delle paste di meliga,

      …materna perché le donne vi lavorano da anni pazientemente,

      …antica perché abitata da diverse generazioni,

      …luminosa per i sorrisi dei nonni durante le veglie,

      …riposante perché vi si recuperano le forze,

      …calda perché il caffè di ghiande è sempre pronto,

      …viva perché la famiglia è raccolta intorno alla tavola,

      …accogliente perché racchiude gli affetti più cari,

      …profumata perché sulla stufa sta cocendo il fugazin di patate,

      …tranquilla perché i più piccoli sono stati messi a letto,

      …silenziosa  ora tutti sono a riposare,

      …vuota  i ragazzi hanno intrapreso la loro strada,

      …piena…solo di ricordi.

                                                                BARBARA  RUARO


                                                                                                        POESIA  n.19

        VITA

      Chiedimi com'è il vento
      sollevato dalla tempesta,
      che ti scompiglia
      il lieve equilibrio dell'anima,
      e trascina tra detriti di vita
      pallori di quotidianità.
      Chiedimi com'è forte la Sua mano
      che ti àncora a nuove certezze;
      che ti trascina, oltre quel buio,
      in infiniti spazi inondati di luce.
      Chiedimi perché credo in Dio.

                                                                  PAOLO ODASSO


       

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